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RADIO RAI - LA MATTINA Dai ruderi di Rondine alla tregua in Cecenia

Dai microfoni di Radio Rai "A scuola con il nemico". La voce dell'annunciatrice precede di pochi secondi gli emozionati fruiscii della Sala della Gioconda. Sei al transistor ma ti immagini tutta la scena: il tavolo in fondo con i microfoni e le cuffie, gli studenti di fronte a seguire le fasi, i registi a dirigere la trasmoissione come per un'opera. La voce calda di Rita Salerno annuncia il tema della trasmissione, e Sergio Valzanìa (nella foto a sinistra), masticando familiarità e un graevole accento romanesco, comincia a guidarla fuori del porto. In giro per il mondo. "Da sempre la nostra storia scorre in un incontro di diversità. Un marchio che non abbiamo mai abbandonato>. Franco Vaccari riporta i microfoni e l'ascolto a oltre vent'anni fa. Ai ruderi del vecchio paese. "Due insegnanti di religione, due cassette diroccate: e da lì nasce qualcosa di incredibile". "Non sapevamo _ si inserisce don Franco Agostinelli attaccando un duetto che caratterizzerà la trasmissione : a cosa saremmo andati incontro. Alla base un'esoerienza parrocchiale felice, al Sacro Cuore, l'incontro con persone che ancora segna la nostra storia. Un'esperienza ricca di altre strade, ha aperto la strada del dialogo interreligioso, della pace con interessanti prospettive in loco e nella nostra diocesi, addirittura sul piano nazionale e internazionale". Sì, ma provvidenza a parte, di chi erano queste case? Valzania incalza, il racconto riparte. "Noi ci abbiamo messo l'incoscienza. Cinquemila lire per comprare le calosce, la Diocesi ci ha messo a disposizione i locali in comodato gratuito, sulla scia della grande stagione del Concilio e della disponibilità a mettere a disposizione l’uso di questi beni".
"Per noi _ riparte Franco _ l'idea non era e non è un orizzonte territoriale ma un luogo dove ci si incontra tra diverse esperienze". Poi di nuovo l'imprevedibile: una lettera che parte per l'Ambasciata di Mosca, la proposta di un viaggio in Russia e di un recital su San Francesco. "Un viaggio sulle orme di Giorgio La Pira, uno dei nostri ispiratori: partecipammo folgorati da questa esperienza inedita, famiglie del Sacro Cuore ma anche di altre parti della Diocesi". "Coi siamo fatti condurre _ spiega ancora don Franco _ da quello che diceva la storia, da quello che diceva il Signore". Di fianco c'è anche Domenico Giani: Rita Salerno lo presenta correttamente come vicecomandante della sicurezza vaticana. Ma anche lui affonda il microfono anni indietro.
«Questa esperienza ci ha visti fin da giovanissimi, dai tempi del Liceo, capace di legare tante famiglie in uno stile diverso di essere chiesa". Fino a quel giorno. "Eravamo sulle Dolomiti _ racconta Franco _ e leggiamo sull'Avvenire e sull'Unità che alla Festa dell'Unità di Bologna l'ambasciatore russo aveva annunciato il nostro viaggio a Mosca. Uno scherzo?". No, realtà. «Avremmo viaggiato insieme a tanta bella gente della diocesi». Una diocesi che ora è condotta da monsignor Gualtiero Bassetti (sotto a destra). Che è lì, a fianco del microfono, e degli amici. "Per me è una eredità eredità preziosa,sono fiorentino,  28 anni li ho passati proprio in diocesi di Firenze, gli ultimi come vicario generale di Piovanelli. Venendo qui ho intuito lo spirito che animava Rondine, che è legato a Camaldoli, alla Verna. Di La Pira mi sento un figlio spirituale, un discepolo. La sua concezione della Tenda di Abramo, dove ci sono i figli di Abramo, le tre grandi religioni, questo spirito lo ritrovo in Rondine., La pace per La Pira è il progetto di Isaia, dove le lance sono trasformate in falci: cose che si toccano con mano, se è possibile mettere insieme chi è nemico, profeticamente avevo intuito tra queste persone la mia sintonia con Rondine. I motivi ispiratori d Rondine ispirano anche la mia azione personale ad ampio raggio. E' un'associazione di laici ma la sintonia e la collaborazione sono totali".
Presente e passato si intrecciano. E ritornano in Russia, nel dramma dei gulag. Alla richiesta di aiuto dopo il viaggio. "Likhacev _ ricorda Domenico _ ci chiese di fare qualcosa, non possiamo vedere la gente morire così. Le madri ceceni. la bottiglia con cui il piccolo messaggio era arrivato". "Eravamo poveri _riparte Franco _ ma dinostro portavamo il messaggio di pace. Ci arrivò una lettera con cui il Cremlino e la diaspora cecena a Mosca ci chiedevano di partire. Non ci credevamo neanche noi ma  il Signore si serve di tutti per i suoi disegni. Prima siamo partiti a Mosca, cinque persone. Al Cremlino. Cosa volete _ci chiesero _  siete mediatori dei ceceni, volete dei salvacoinsdotti, delle medicine, dei soldi? No, solo dare un contributo per fare la pace". I fatti di allora rivivono al microfono, intervallati dalla musica che di tanto in tanto si alza. Ritmi orientali ma anche ballate, melodiche". "Si riunirono e ci dissero di andare avanti, per costruire una tregua segreta di 72 ore, dal 30 aprile al 2 maggio 1995". Padre Emanuele Bargellini (a sinistra), strappato per qualche ora al Capitolo di Camaldoli.
«Incredibile soprattutto per un monaco, abituato a vivere defilato. Il primo passo fu quello di avvertire i patriarcato, perché non ci fossero equivoci. E  il patriarcato ci ringraziò". "Poi avanti e indietro per gli scantinati di Mosca, nei parchi senza luce, nei luoghi più strani, sulle macchine blindate, seguiti e scortati da tutti in un clima di incoscienza. A posteriori ci fa venire un brivido. La nostra forza era la certezza di essere piccoli e insufficienti: questo ci metteva in comunione. Proprio perché non avevamo alcuna presunzione o pretesa, ci siamo presentati disarmati. Ad un livello alto. Una tregua per mandato di Dudayev e di Eltsin, sorta di ponte di questa trattativa segreta. In cambio abbiamo offerto la possibilità di non dirlo mai, se non alcuni anni dopo. In parallelo subito dopo è nata l'iniziativa degli studenti. "Con quella iniziativa abbiamo acquisito credibilità davanti a tutte e due le parti. Furono proprio i ceceni a chiederci di accogliere qualcuno dei loro ragazzi. E ora gli studenti a Rondine sono venti e collaborano tra loro".
Ma è difficile lasciarsi alle spalle la missione in Cecenia senza il particolare più gustoso: ed Emanuele non si fa pregare. "Per telefono mi sentii con con il generale Moskhadov dell'esercito ceceno. Beh, gli dissi, in fondo siamo colleghi". Una risata, tra l'inglese e lo spagnolo, nel pieno della guerra. "Eravamo in uno scantinato della Cecenian Press.  Poi parlammo di altro, la voglia di pace,  la lampada della speranza". E testimoni di una promessa. "Quando ci sarà la pace a Grozny verrà costruita piazza San Francesco a ricordo di questo gruppettino di persone che si fecero carico dei problemi". Ma il presente incalza. "Ci abbiamo messo 48 ore _ riparte Franco _ per accettare la richiesta di ospitalità arrivata dai ceceni. D'accordo, accogliamo i vostri giovani, ma a patto che accettino di venire con dei coetanei russi. Se lo trovate,  ci dissero, disposto a convivere con noi nessun problema. Lo trovammo, era Sergey Orlov. E di lì tutto partì".
Di fianco c'è padre Eugenio Barelli: e la tentazione di affidare ai microfoni un ricordo del viaggio a Mosca del 1988 è irresistibile: «Quando fummo invitati a parlare all’università, chi era incaricato iniziò il discorso ma fu bloccato dagli studenti radunati insieme ai professori. Voi fate uno spettacolo su San Francesco? Bene, parlateci di lui. Padre Rodolfo Cetoloni attacca ma dopo qualche qualche minuto i traduttori cessano di tradurre, alcuni di quei termini per loro erano sconosciuti. Una ragazza ortodossa disse, traduco io,  e dopo 4 ore e un quarto eravamo sempre là, in 400, nell'aula magna dell’Università di Filosofia". Eugenio va dritto al suo bersaglio: il bersaglio del cuore. "Mentre c'era un dialogo con quegli studenti, una ragazza si alza. I miei mi hanno detto che Dio non esiste, ma io sento che non è così, aiutateci a credere, io voglio credere". Sono passati  17 anni da quel grido ma chi lo ha sentito con le proprie orecchie, attutito dalla neve di Mosca, non riesce a treattere un brivido. Sia tra il pubblico della Sala della Gioconda, sia di fronte al transistor. "A fianco c'erta una sua compagna, molto raccolta., Al termine vado e le chiedo se stava facendo un’esperienza interiore. Sì, mi rispose, tra poco entrerò in un monastero ortodosso. Dopo qualche mese accompagniamo Lickachev a Roma, dal Presidente della Repubblica e da Giovanni Paolo II. Quella ragazza fu ricevuta dal Papa, quando tornò vidi che era in lacrime e aveva una corona al collo. Come è andata? Il papa me l’ha regalata. Piangeva". Su quelle lacrime si interrompe la prima ora di diretta da Rondine. La regista Cettna Flaccavento e al suo fianco Mariangela Spitella fanno ampi gesti di chiudere. Appuntamento alle 17.40: per riprendere il racconto.

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